PRADA CUP, dove sta andando?

AMERICA'S CUP - Specchio delle mie brame, chi è il migliore del reame?

PRADA CUP, dove sta andando?

Quattro cavalieri per un solo regno.

O adesso o mai più. Siamo i Challenge of Record di America’s Cup! La sfida che stiamo vedendo nelle acque di Aukland ha avuto inizio anni fa con la visione di questi scafi volanti che, tagliando con il passato, hanno posto la partecipazione di Luna Rossa in pole position, per il vantaggio acquisito nei tempi di ricerca e sviluppo. Adesso, che si sono visti gli AC-75 (le nuove barche dell’America’s Cup) navigare a più di 50 nodi, circa 80 chilometri orari, si può affermare che Russell Coutts (il profeta di una vela moderna anche nell’America’s Cup che però ne ha ristretto la partecipazione) è stato colpito ed affondato con questo progetto futurista, ad alto tasso di ingegnerizzazione. Vale il detto chi semina vento raccoglie tempesta.

Per questi inediti levrieri del mare, la “mossa di potere” più potente eseguita dal Challenge of Record (il team che sceglie le regole con il difensore della America’s Cup) è stata quella di estromettere i cugini francesi di Louis Vuitton a favore dello sponsor storico di Luna Rossa. Nasce così la “Prada Cup” che, tecnicamente, governa il torneo degli sfidanti, ma di contro, apre una profonda ferita al consolidato sistema del “Circus di America’s Cup” come dimostra l’esiguo numero di contendenti al ruolo di sfidante ufficiale al defender, detentore della Coppa.

CHI TUTTO VUOLE, COSA STRINGE?

I tre competitor alla Prada Cup, rappresentano la qualità assoluta del gotha velico mondiale, fatto questo che ci induce ad una riflessione. Patrizio Bertelli, amministratore della nota casa di moda Prada, vuole vincere la Coppa America? Se si, dopo quattro sfide in crescendo, adesso, che si è conquistato il diritto di “dare le carte” perché non ha lanciato una sfida ostile ai neozelandesi? Questa strategia gli avrebbe concesso di essere il solo ed unico sfidante con la sicurezza di partecipare al 100% all’America’s Cup contro i neozelandesi. Parallelamente, questa Prada Cup, sicuramente avrebbe potuto allungare il “brodo mediatico” e da lì si poteva immaginare una buona visibilità per gli sponsor di Luna Rossa, Prada e Pirelli, con tanto di lauti introiti garantiti dal merchandise ma... Per gente che onestamente mette insieme il pranzo con la cena, non sarebbe stato più vantaggioso provare a vincere l’America’s Cup in un duello garantito, per poi, una volta conquista la Coppa eleggere la Prada Cup in Italia, suo habitat naturale? La domanda: non è che forse si è fatto il passo più lungo della gamba?

UP AND DOWN

Con la doverosa premessa che le regate dei Round Robin stanno al calcio come le amichevoli di agosto, tra una settimana arriveranno le semifinali e da li, con le eliminazioni dirette, il gioco si farà veramente duro. Vediamo allora i punti di forza e le debolezze emerse fino ad oggi nei vari team concorrenti.

LUNA ROSSA

Lo scafo volante italiano ha voluto essere competitivo in tutti i range di vento, questa scelta “filosofica” iniziale ha fatto di Luna Rossa un avversario sempre temibile. Nei vari settori della regata, una particolare attenzione è stata data al pre start con la sorpresa strategica, alcuni dicono politica (Bruni e Spithill, quale dei due), del doppio timoniere. Le ottime partenze di Luna Rossa confermano la correttezza di questa scelta che però, va poi a rendere più debole la navigazione tattica durante i giri di una prova, tra una boa e l’altra.

AMERICA MAGIC

La barca USA, che si è fatta curare le ali da Airbus, riesce a creare altissime velocità nelle andature portanti, anche grazie all’ottimo controllo del volo dello scafo, mediamente più basso (e rischioso) rispetto ai suoi avversari. Il grande punto di domanda di questo team si chiama Dean Barker, il timoniere che è già riuscito a perdere una America’s Cup partendo da un vantaggio di 7 a 0 in una serie al meglio delle otto regate. Questa instabilità emotiva potenziale del timoniere di America Magic si è già vista nello scontro diretto contro Luna Rossa quando, all’ultima boa al vento, con una regata già vinta, nonostante la chiamata del suo tattico che gli ha suggerito una manovra conservativa per l’arrivo di una imperiosa raffica oceanica, il buon Dean ha risposto con un “Go, Go, Go” lanciando il suo aereo navigante in una folle poggiata, con ben poche possibilità di riuscita. La scuffia che è derivata ha costretto il team USA al ritiro dai Round Robin, oltre ad un sovraccarico di lavoro a terra per le riparazioni ai danni subit che di sicuro privano gli americani di preziose giornate di sviluppo tecnico in acqua. Adesso la domanda é: Dean Barker, con la sua inopinata manovra, voleva dimostrare al mondo di essere un campione o cercava solo conferme in se stesso? Questo è il problema.

INEOS

Il velista puro e ”vero” tifa il team inglese capitanato da Sir Ben Ainslei, che se fosse nato ai tempi dell’olimpo, con tutte le medaglie olimpiche vinte, sarebbe di diritto il figlio di Zeus. Il punto tecnico è questo: INEOS gode di una filosofia talmente estrema, che ha convinto i neozelandesi a copiarne le linee. Sembra una “tecnologica infradito” se paragonata alla pantofola Luna Rossa. INEOS è talmente estrema da imbarcare sei grinder (gli uomini che girano le manette) contro gli otto degli altri due sfidanti. Così INEOS schiera cinque medagliati olimpici per navigare sul bordo buono, per cercare la raffica giusta. In sintesi estrema, Sir Ben Ainslei minimizza i momenti sfavorevoli e massimizza i periodi in sincrono con i salti di vento. Sembrava impossibile, ma siamo quasi alla “vela ignorante” vista l’assenza di manovre veliche per l’equipaggio, questi “aereoplanini potrebbero essere condotti da remoto, al pari di un drone. Con questi AC-75 tutti nuovi, tutti diversi, è stato dimostrato dal team inglese che la qualità dell’elite velica imbarcata fa ancora la differenza. Evviva, per lo Sport.

CONCLUSIONI?

Le conclusioni (parziali si spera) che, distrutta l’America’s Cup nel 2010, con la discussa sfida catamarano-trimarano, complici i signori Russell Coutts e Larry Ellison (Oracle), l’America’s Cup è tornata ad essere un gioco per pochi e da pochi seguito. La nostra speranza è che anche Patrizio Bertelli non si avvii ad eguagliare il primato di un grande della vela, Sir Thomas Lipton (Té Lipton), cinque partecipazioni senza mai vincerne una. Lui, chiamato il “droghiere” per le sue umili origini, venne fatto Baronetto (Sir). Ora un’altro Sir, Ben Ainslei, si trova sulla rotta di Bertelli. Pensare che la prima azienda con la quale Bertelli iniziò la sua fortuna si chiama proprio “Sir Robert”.