Venegono, si parla ancora delle streghe

500 anni dopo. Di Cesarina Briante

Venegono, si parla ancora delle streghe

Un sentiero racconterà la storia: cultura, mistero e ritorno alla natura per non dimenticare

Un progetto per conoscere il processo delle Streghe di Venegono, un raro documento di storia e cultura riscoperto e rivisto attraverso i luoghi che ne furono testimoni.

L’inquisizione, è stata un capitolo doloroso della storia, le cui fonti certe sono state in gran parte distrutte nel 1788, quando l’archivio inerente i processi dello Stato di Milano fu dato alle fiamme nel cortile della basilica di Santa Maria delle Grazie. Ma la testimonianza riguardante il  processo di Venegono si salvò dal rogo, l’intera documentazione rimase tra le carte dell’archivio di Stato fino a  essere notata e valutata  dalla ricercatrice Anna Marcaccioli Castiglioni che ne ha tratto un libro. Una testimonianza preziosa sui processi, i luoghi e le sofferenze che si trascinavano in una prassi lunga e dolorosa e che sottolinea l’orrore delle accuse, dei metodi di condanna, ma anche i costumi e il pensiero di un’epoca così lontana e che ancora desta timore, rabbia e dolore. 

Le streghe di Venegono, 500 anni dopo

Chi veniva condannato aveva l’obbligo di denunciare i nomi di altre persone dedite alla magia e così avvenne anche per Giacomo da Seregno che indicò come nel territorio di Venegono fossero presenti alcune donne coinvolte in opere diaboliche. Nel marzo del 1522 venne affisso, all’ingresso della chiesa, il messaggio che invitava gli abitanti del borgo a denunciare ogni persona o azione sospetta. La prima a essere coinvolta fu Margherita Fornasari, che morì, probabilmente per le torture subite o suicida, per evitare una fine peggiore, avendo rifiutato di confessare il nome di altre streghe. In seguito altre 6 donne furono accusate di aver avuto rapporti col diavolo che in questo contesto prendeva il nome di “Angelino” o di “Martino”, di aver cagionato danni al bestiame e anche a un bambino, con l’uso della magia, attraverso il tocco. 

Elisabetta Oleari, Caterina FornasariAntonina del CillaMaddalena del MerloMajnetta CoderaGiovannina Vanoni furono arse vive sulla pira di fronte alla chiesa di Santa Maria mentre il corpo di Margherita Fornasari fu riesumato per essere bruciato al fuoco purificatore. L’unico uomo coinvolto nella vicenda subì l’esilio mentre  Giacomo da Seregno, condannato al rogo, finì i suoi giorni a Monza.

Una vicenda rivissuta attraverso eventi culturali                    

La storia è stata quindi riportata in un libro e proposta anche in rappresentazioni teatrali ad opera dell’Associazione Luogo Eventuale,  una delle quali in occasione degli eventi per il Fondo Sclavi, tenutasi  nel piazzale della chiesetta di Santa Maria, uno dei luoghi del processo. Anche La Varese Nascosta, gruppo social fondato dall’indimenticabile Andrea Badoglio e da Luigi Manco e che oggi conta più di 20. 000 iscritti, nato con l’intento di raccontare i misteri della provincia di Varese,  si è occupato più volte di documentare e stimolare nuovi progetti  su questi fatti accaduti ben 500 anni fa.  A tal proposito è stata effettuata  una puntata televisiva in collaborazione con MEC in cui hanno partecipato Claudia Donadoni, attrice, che va citata anche per  la sua interpretazione nell’opera  teatrale “Stria” e Cristina Bellon, scrittrice e giornalista.  

E’ inoltre importante ricordare che a Venegono è presente la biblioteca “Munari”  che conserva un numero importante di volumi di cui alcune migliaia donati da Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, residente in città. .

Un sentiero per rivivere la storia

L’amministrazione Comunale in collaborazione col Parco Pineta ha oggi un nuovo obiettivo: far conoscere questo episodio con un progetto incentrato  sulla cultura  con un sentiero a tema.  

Il progetto si compone di un nuovo Sentiero sviluppato ad anello, che troverà posto nel Parco Pineta e che attraverso installazioni, immagini e totem informativi porteranno il visitatore a conoscere la storia dell’inquisizione, il contesto storico, la vita di un tempo e quel processo le cui tracce non si sono perse nel rogo di oltre due secoli fa.

La volontà è di tenere vivo il ricordo, conoscere la storia, trasmettere il senso dell’equilibrio e del rispetto. 

Un progetto di questo spessore potrebbe coinvolgere anche la Regione e la provincia,  non bisogna infatti tralasciare un aspetto importante della questione: il valore ambientale. Il desiderio di conoscere, far luce su una storia tanto misteriosa e lontana porterebbe infatti a riscoprire un ambiente naturale e sano.

Un piano che richiederà notevole impegno a livello economico, per il quale sarà molto importante il finanziamento della Fondazione Cariplo che prenderà decisioni nei prossimi mesi.  

 

 

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