The Monarchy of Fear

di Antonino Salsone

The Monarchy of Fear

The Monarchy of Fear.

La filosofa e docente universitaria statunitense Martha Nussbaum ha dedicato il suo ultimo studio alla paura e alle conseguenze che essa genera sui sentimenti morali e sulle emozioni politicamente rilevanti.
La lettura di questo libro mi ha suscitato alcune riflessioni che voglio condividere, anche perché sono attuali.
L’emozione negativa fondamentale per un uomo è la paura.
La paura è essenzialmente reazionaria e solo muovendo da essa si comprendono la rabbia, il disgusto, l’invidia e il panico.
Sono questi ad esempio i sentimenti che spiegano l’ondata populistica e anti-liberale di molta politica contemporanea. Ed è la paura alla base del processo di “altrizzazione” che si propone di escludere i diversi invece di includerli.
Ed è ancora la paura il sentimento che sempre di più si sta impadronendo della vita individuale e sociale degli italiani e ció lo si vede proprio in questi giorni: a fronte di un serio e oggettivo problema pandemico la politica nazionale e regionale risponde con provvedimenti quasi giornalieri, spesso tra loro contraddittori, confusi, adottatati senza alcun passaggio parlamentare od assembleare regionale, che corrono dietro il virus ma non riescono ad arginarlo ne ad “acchiapparlo”. In buona sostanza, il virus vince largamente sui tanti DPCM e Delibere presidenziali regionali.
E tutto ció ha un effetto dirompente sulla psiche di ogni persona e sulla società: si alimentano a dismisura l’insicurezza, la confusione, la paura per la propria salute e per quella dei propri cari e amici, la paura per il proprio futuro economico.
Mi chiedo: ma il dovere di un governante non è quello di realizzare il benessere del popolo, anzi la sua felicità, per dirla con la costituzione nordamericana?
Aveva o non aveva ragione Franklin Delano Roosvelt quando diceva che “non dobbiamo avere paura di nulla se non della paura”?
Lo affermo da uomo libero e mi rivolgo a chi ha responsabilità decisionali, a qualsiasi livello: si cambino immediatamente parole, metodo e strategia. Non si affligga il popolo con la paura dell’oggi e del domani, si introduca nel lessico politico e mediatico una parola bellissima e oggi dimenticata, la speranza.
Si dia dunque speranza al popolo, non si mortifichino i suoi intangibili diritti civili, non si limiti, neppure per un attimo, la sua libertà, non si affossino la piccola e media impresa, i ristoranti, i bar, le palestre, i parrucchieri e tutto lo straordinario settore del commercio e dell’impresa, anima economica e sociale del Paese degli oltre 8000 campanili, ma sopratutto non si neghi agli studenti il diritto ad una scuola vissuta di presenza e non attraverso la separazione di un freddo schermo.
Si punti con rinnovata fiducia e coraggiosa decisione sul senso di responsabilità e del dovere degli italiani di accettare e rispettare poche ma chiare e serie regole di comportamento effettivamente utili ad evitare la diffusione del Covid.
Insomma, per il bene di tutti, da oggi in avanti si misurino le parole e si evitino gli slogan dettati dal ventre e non dalla ragione, si chiudano una volte per tutte le porte del cuore e dell’anima alla paura e si spalanchino invece all’aria nuova, pulita, sana e incoraggiante che è costituita dalla speranza.
Fare così significa fare una cosa giusta e perfetta, significa lavorare seriamente per il bene dell’umanità.