Varese sul podio per la cementificazione

Il rapporto Ispra: Varese è 3a in Lombardia e 4a in Italia dopo Monza-Brianza, Napoli e Milano

Varese sul podio per la cementificazione

Consumo di suolo, Varese è ancora sul podio

(negativo) delle province più cementificate

 

Il rapporto Ispra: Varese è 3a in Lombardia e 4a in Italia dopo Monza-Brianza, Napoli e Milano. “Scarsità di terreno

disponibile penalizza i giovani che scelgono di fare agricoltura”. E il 92% dei Comuni è a rischio frane o alluvioni.

 

                                                                                                                                                                                                                                 

 

VARESE – Terza in Lombardia, dopo i territori di Monza-Brianza e dell’area metropolitana milanese. E non è certo un record positivo quello di Varese che, purtroppo, si conferma sul podio delle province lombarde per “consumo di suolo” sottratto dal cemento all’attività agricola e boschiva: ben il 20,9% dell’intera superficie disponibile, secondo gli ultimi dati del rapporto Ispra che indicano come la provincia prealpina veda “consumati” ben 22.099 ettari, con un incremento – nell’ultimo anno – di ulteriori 35,8 ha.

Solo la provincia di Milano, in Lombardia, vede una percentuale più stringente, con il 31,5% di suolo consumato.

“Una conferma attesa ma poco piacevole” commenta il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori“E lo è ancor meno se paragonata agli altri dati nazionali, aggregati su base provinciale: Varese è in assoluto la quarta provincia con il territorio più cementificato, in termini percentuali. Oltre a Milano e Monza-Brianza, solo il comprensorio metropolitano di Napoli vede numeri più preoccupanti”.

La fotografia è scattata da Coldiretti sugli ultimi dati Ispra, secondo cui si stima che tra 2012 e 2019 in Lombardia il consumo di suolo si sia “mangiato” 43 milioni di chili di seminativi, 20 milioni di chili di foraggere: in provincia, la cementificazione colpisce soprattutto le aree di pianura sull’asse che Busto Arsizio-Gallarate-Cassano Magnago, dove le percentuali di consumo del suolo raddoppiano decisamente (e con ampio scarto) il dato provinciale.

 

A livello nazionale – spiega la Coldiretti – la perdita complessiva di produzione agricola dovuta al consumo di suolo è stimata in 3,7 milioni di quintali, per un danno economico di quasi 7 miliardi di euro in soli 7 anni, tra il 2012 e il 2019. La perdita di 250 milioni di chili di seminativi, di 71 milioni di chili di foraggere, di 26,6 milioni di chili dai frutteti, è particolarmente grave in una situazione in cui il grado medio di auto approvvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75% con il Paese costretto ad importare ¼ degli alimenti di cui ha bisogno in un momento di grandi tensioni nel commercio internazionale a causa dell’emergenza coronavirus. Un problema che si riflette anche nella difficoltà che hanno i giovani imprenditori agricoli a trovare, sul territorio, terre fertili dove poter fare impresa e creare nuovi insediamenti agricoli e rurali.

                                                     

Al danno economico si aggiunge il fatto che su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici – sottolinea Coldiretti Varese – con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato è che oltre il 92% dei comuni della provincia prealpina è a rischio frane o alluvioni, una media maggiore della pur alta percentuale nazionale (il 91,3% del totale), che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.

In Lombardia i comuni con potenziale rischio idrogeologico medio alto sono l’84,4% del totale.

 

Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono – conclude Coldiretti Varese – “è necessario un cambio di rotta, che punti a difendere il patrimonio agricolo provinciale e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola, sostenendo il lavoro e l’orientamento delle giovani imprese che decidono di fare agricoltura”.