Firenze, arrestato Pietro Tagliavia

Figlio di "Don Ciccio" coinvolto nella strage dei Georgofili

Firenze, arrestato Pietro Tagliavia
Matteo Messina Denaro

ARRESTATO PIETRO TAGLIAVIA

FIGLIO DI “DON CICCIO” COINVOLTO

NELLA STRAGE DI VIA GEORGOFILI

Si torna a parlare della strage in via dei Georgofili, a Firenze, ma questa volta perché un arresto “importante” nella mafia palermitana è collegato a quella strage. Pietro Tagliavia, figlio di “don Ciccio” Tagliavia, coinvolto in quella strage, infatti, è stato tratto in arresto dalla Squadra mobile fiorentina, su ordine di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo, a conclusione di una complessa indagini che, assieme al Tagliavia, ha portato ad altri 33 arresti, decapitando l’organizzazione che opera nel quartiere palermitano di Brancaccio.

E l’arresto di PietroTagliavia, per la sua ascendenza, ha portato subito al riferimento della strage in via dei Georgofili, della quale venne accusato anche il padre di Pietro, “don Ciccio” (Francesco) Tagliavia.

La strage di via dei Georgofili è stato un attentato terroristico compiuto da Cosa nostra nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 tramite l'esplosione di un'autobomba nei pressi della storica Galleria degli Uffizi.

L'esplosione dell'autobomba imbottita con circa 280 chilogrammi di esplosivo provocò l'uccisione di cinque persone: i coniugi Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (31 anni) con le loro figlie Nadia Nencioni (9 anni), Caterina Nencioni (50 giorni di vita) e lo studente Dario Capolicchio (22 anni), nonché il ferimento di una quarantina di persone. Tale attentato viene ancora oggi inquadrato nella scia degli altri attentati del 1992-1993 che provocarono la morte di 21 persone (tra cui i giudici Falcone e Borsellino) e a quello, sempre con autobomba, in via Palestro, a Milano, la notte del 27-28 luglio 1993, dove morirono altre ciqne persone..

La deflagrazione di Firenze provocò il crollo della Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili, nella quale rimasero uccisi Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani, e la moglie Angela Fiume, custode dell'Accademia, insieme alle loro figlie Nadia (nove anni) e Caterina (meno di due mesi di vita), che abitavano al terzo piano della Torre.

Nelle abitazioni circostanti si propagò un incendio, che uccise anche lo studente universitario Dario Capolicchio (ventidue anni)].

L'attentato danneggiò gravemente anche alcuni ambienti della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano che si trovavano nei pressi di via dei Georgofili: il 25% delle opere d’arte presenti fu danneggiato mentre i capolavori più importanti  furono salvati dai vetri di protezione che attutirono l’urto. Alcuni capolavori invece risultarono danneggiati in modo gravissimo o quasi distrutti.

Le indagini ricostruirono l'esecuzione della strage di via dei Georgofili in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pietro Carra, Vincenzo e Giuseppe Ferro, Salvatore Grigoli, Antonio Calvaruso, Pietro Romeo e Vincenzo Sinacori. Nel 1998 Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giorgio Pizzo, Gioacchino Calabrò, Vincenzo Ferro, Pietro Carra e Antonino Mangano vennero riconosciuti come esecutori materiali della strage nella sentenza per le stragi del 1993[1].

Nel 2008 Spatuzza iniziò a collaborare con la giustizia e confermò le sue responsabilità nell'attentato di via dei Georgofili: in particolare, Spatuzza dichiarò che la strage venne pianificata durante una riunione in cui erano presenti lui, Barranca e Giuliano insieme ai boss Giuseppe GravianoMatteo Messina Denaro e Francesco “ don Ciccio” Tagliavia (capo della famiglia di Corso dei Mille), i quali decisero l'obiettivo da colpire attraverso dépliant turistici; inoltre Tagliavia avrebbe finanziato anche la "trasferta" a Firenze per compiere l'attentato.

In seguito alle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2011 la Corte d'assise di Firenze condannò Tagliavia all'ergastolo.

Sempre sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2012 la Procura di Firenze dispose l'arresto del pescatore Cosimo D'Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, il quale era accusato di aver fornito l'esplosivo, estratto da residuati bellici recuperati in mare, che venne utilizzato in tutti gli attentati del 1992-1993, compresa la strage di via dei Georgofili. Nel 2013 D'Amato venne condannato all'ergastolo con il rito abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare di Firenze.