11 ottobre: Giornata internazionale delle bambine

Le Nazioni Unite nel 2011 hanno istituito la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, al fine di concentrare l’attenzione sui diritti delle più piccole e sulla necessità di promuovere l’emancipazione, sensibilizzare l’opinione pubblica sui loro diritti, sugli abusi ed ostacoli che molte di loro sono ancora costrette ad affrontare. 

11 ottobre: Giornata internazionale delle bambine
11 ottobre: Giornata internazionale delle bambine
11 ottobre: Giornata internazionale delle bambine

Le Nazioni Unite nel 2011 hanno istituito la Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze, al fine di concentrare l’attenzione sui diritti delle più piccole e sulla necessità di promuovere l’emancipazione, sensibilizzare l’opinione pubblica sui loro diritti, sugli abusi ed ostacoli che molte di loro sono ancora costrette ad affrontare. 

Il report di quest’anno di Terre des Hommes ci mostra una realtà che è stata resa ancora più preoccupante dall’impatto devastante del Covid-19, soprattutto nei Paesi più poveri.

La pandemia ha evidenziato fragilità e acuito diseguaglianze, anche di genere, e ci ha fatto capire con estrema chiarezza che bisogna investire con urgenza nell’educazione, nella prevenzione e nella sensibilizzazione. 

Le misure di prevenzione del contagio hanno portato alla temporanea chiusura di luoghi di relazione determinanti per le nuove generazioni, aumentando l’esposizione a fenomeni di violenza sessuale, cyberbullismo, pornografia.

Dal dossier di Terre des Hommes emerge che nei paesi più poveri la condizione delle bambine e delle ragazze presenta forti diseguaglianze con matrimoni precoci e abusi, violenze e un ridotto accesso all’istruzione.

La chiusura delle scuole durante l’emergenza covid  ha messo a dura prova il diritto all’istruzione: l’Unesco ha stimato che già a fine marzo in tutto il mondo 743 milioni di bambine e ragazze non potevano andare a scuola per il lockdown. Di queste. però, 11 milioni non torneranno in classe. E non solo nel 2020; mai più.

Sembra che nel mondo 15 milioni di ragazze abbiano subito una violenza a sfondo sessuale e, nel periodo più acuto della pandemia, sono aumentate del 30 per cento le telefonate ai numeri d’emergenza, in tutti i Paesi. 

Il dossier racconta da una parte i grandi progressi fatti a livello globale nel contrastare i matrimoni e le gravidanze precoci, le mutilazioni genitali femminili (infibulazione) o la partecipazione scolastica delle bambine, dall’altro la persistente sperequazione nelle opportunità lavorative, nella rappresentanza politica e nelle retribuzioni, così come l’aumento, anche in luoghi insospettabili, degli aborti selettivi.

Milioni di bambine e ragazze, nel mondo, sono costrette ad abbandonare la scuola, ad occuparsi della famiglia e della casa, a sposarsi prematuramente con uomini molto più grandi di loro e a rinunciare per sempre alla propria infanzia e al proprio futuro.

Ancora oggi i numeri in ballo nel mondo sono impressionanti: entro il 2030, 68 milioni di bambine saranno sottoposte a mutilazioni genitali (infibulazione); 130 milioni di bambine e ragazze non potranno frequentare la scuola; 12 milioni di ragazze si sposeranno ogni anno prima di aver compiuto 18 anni e circa 2 milioni di ragazze con meno di 15 anni resteranno incinte.

Un grande problema è anche quello degli aborti selettivi diffusi in molti paesi in cui sono preferiti tradizionalmente i figli maschi e che costituisce una delle principali discriminazioni in paesi come India Cina, Corea, Vietnam, Hong Kong, Armenia e si presume che siano circa 45 milioni le bambine mai nate.

Anche in paesi più evoluti come il nostro esistono discriminazioni evidenti: le ragazze studiano più dei loro coetanei maschi, hanno mediamente voti migliori e percorsi di studio più regolari, si laureano più degli uomini, ma faticano di più a trovare lavoro e ricevono stipendi più bassi.

In Italia nel 2018, in base ai dati elaborati dal Comando Interforze della Polizia di Stato, nel 2018 sono stati 5.990 i minori vittime di reati in Italia (+3% rispetto al 2017, il 43% in più rispetto al 2009), quasi sei su dieci erano bambine e ragazze.