Vacanza, troppi non possono permettersela

Lettera al direttore

Vacanza, troppi non possono permettersela
 
Caro Direttore, 
Siamo nel pieno della seconda estate in pandemia, con i più giovani che per un periodo di tempo molto lungo sono stati lontani dai banchi di scuola e dai soliti luoghi di socialità e con un conseguente aumento di disturbi legati all’ansia, al sonno e allo stress.
Risulta quindi ancora più importante rispetto agli anni passati il ruolo che può giocare l’estate, la vacanza fuori casa, la possibilità di staccare la spina. Ma c’è un problema: da quanto si denota da una recente indagine condotta da Eurostat, molte famiglie con figli non possono permettersi le vacanze. Già prima della pandemia questo dato era impressionante, con circa il 37% delle famiglie con un solo figlio che dichiarava di non potersi permettere neanche una settimana di vacanza nell'arco di un anno, dato che saliva al 41% per famiglie con due figli e al 50% per più di due figli. Ma sono soprattutto le famiglie monogenitoriali a non potersi permettere il “lusso” di una vacanza fuori casa.
Cosa vuol dire tutto questo? Come al solito aumentano i divari sociali, educativi ed economici in questo Paese, in particolare tra i minori, e la pandemia ha alimentato questa tendenza in modo drammatico. È chiaro che una famiglia con figli che ha difficoltà economiche già per i beni di prima necessità, vede la vacanza come una spesa facilmente eliminabile, un bene di lusso di cui fare a meno.
 
La pandemia ha creato nuove e maggiori condizioni di povertà, a confermarlo non sono solo i dati, ma anche il crescente operato delle tante associazioni che in Italia si prendono cura della prossimità con atti concreti. I nuovi poveri sono per lo più lavoratori, madri e padri di famiglia ma che si sono visti dimezzare il lavoro, vanificare gli sforzi di una vita, a fronte di mancate risposte da parte dello Stato, mentre lo stesso eroga sussidi a pioggia dimenticando di aiutare la parte più produttiva e migliore del Paese. Ma non mi dilungo ora sulla questione, per farla in breve penso che lo Stato e la politica
 
debbano riappropriarsi della propria missione pedagogica e smetterla di educare all’assistenzialismo con bonus insensati e sussidi a pioggia. Invece di educare nuove generazioni a parassitare, si dia una mano a chi lavora tutto l'anno ma non può permettersi di andare in ferie, a chi per colpa delle spese troppo elevate e della pressione fiscale troppo alta non arriva a fine mese.
 
Diciamo che la vacanza non deve essere intesa solo come un lusso, ma anche come esperienza formativa, un fattore di crescita personale delle persone e per la loro salute fisica e mentale che uno Stato, sopratutto se sei l’Italia, ovvero la culla dell'arte della bellezza, della cultura, del paesaggio, del maggior numero di siti riconosciuti dellUNESCO, dovrebbe utilizzare come strumento educativo.
 
Il sistema sanitario si occupa del benessere fisico, il sistema di istruzione dell'educazione, e anche il sistema turistico, seppur non è un sistema pubblico penso possa contribuire al miglioramento e al progresso della società.
 
Aiutare le fasce produttive più deboli significherebbe creare maggior risparmio, maggior benessere e lasciare che l'economia riparta con strumenti attivi. Come fare? Abbassando la pressione fiscale ad esempio, lasciando più denari nelle tasche dei cittadini. Lasciando che si crei maggior ricchezza, quindi maggiori consumi, quindi maggior lavoro, quindi maggior benessere.
 
 
Cordiali saluti,
Alessandro Porrini